Il Sangone: tra la fantasia di Salgari e la realtà dell'acquedotto
Il torrente Sangone, situato nell’omonima valle e affluente del Po, sembra aver ispirato una serie di libri che parrebbero invece ambientati in luoghi più ameni e selvaggi. Emilio Salgari - che ha vissuto quasi tutta la sua vita a Torino, in una casa in corso Casale - ha infatti ambientato sulle sue rive i romanzi d’avventura che hanno fatto sognare intere generazioni di adolescenti. Il Sangone, immaginato come teatro di avventure tropicali, fu effettivamente set di alcuni film di produzione italiana basati su alcune opere del Salgari.Ma il Sangone è anche il luogo dove nel 1859 fu inaugurato l’impianto di acqua sorgiva progettato dall’ingegnere Ignazio Michela su commissione di Maria Cristina di Sicilia, vedova del re Carlo Felice e poi sovvenzionato dalla “Società Anonima per la condotta delle Acque Potabili in Torino” della quale faceva parte anche Camillo Benso Conte di Cavour. L’impianto, oggi di proprietà della SMAT, conduce l’acqua potabile delle sorgenti della Val Sangone alla città di Torino e fu il primo acquedotto cittadino moderno.Unico nel suo genere, è infatti caratterizzato da una serie di gallerie filtranti situate ad una profondità di 10/15 metri dentro una falda acquifera. Dal serbatoio sotterraneo in muratura, “a volte” e perfettamente conservato, ha origine il canale a pelo libero anch’esso in muratura e lungo circa 11 chilometri. La struttura architettonica e l’opera ingegneristica rendono l’impianto talmente unico da attribuirgli la definizione di “cattedrale dell’acqua”.