La Sacra di San Michele: tra sacro e profano.
Giungendo da Torino per addentrarsi nel seno della Val di Susa, sentiamo l'abbraccio spirituale e fisico dei massicci rocciosi delle Alpi Cozie che bucano letteralmente la pianura padana per proiettarsi verso il cielo.Tra i vapori «della piana», padrona inviolabile dei territori ai suoi piedi, sorge su uno sperone scosceso un complesso convenutale dalle misteriose origini: l'Abbazia di San Michele.Posta sulla «linea Sacra di San Michele», retta lunga duemila chilometri che si snoda dall'Irlanda alla Terra Santa e collega i setti edifici consacrati all'Arcangelo, l'abbazia è cardine di un percorso simbolico e mistico sin dalla preistoria.Tale magnetismo non poteva sfuggire al genio di Umberto Eco che utilizzò proprio la «Sacra» come ambientazione per il suo romanzo più conosciuto, «Il Nome della Rosa» (1980).Storia e folclore dell'edificio si intrecciano magistralmente nelle pagine del libro, dal nome del protagonista — frate Guglielmo —, omonimo del primo storico del convento, ai delitti consumati all'interno delle mura del monastero, che ricordano le tetre atmosfere delle leggende legate alla «Torre della bell'Alda» e allo «Scalone dei morti», luoghi topici della «Sacra».Dal romanzo fu poi liberamente tratto il film del 1986 campione di incassi del regista Jean Jacques Annaud. Eco non nascose il profondo desiderio di ambientare anche la trasposizione cinematografia all’interno della Sacra. Fece anche dei sopralluoghi con il regista ma dovettero entrambi soccombere alla logica economica che rendeva difficile far soggiornare la troupe in un luogo così impervio. Eco ne fu molto rammaricato e le scene furono girate in ambienti ricreati ad hoc a Cinecittà o in altre location storiche come Castel del Monte in Puglia e la Rocca Calascio in Abruzzo.Concludiamo accompagnando frate Guglielmo e Adso (voce narrante e pupillo del protagonista Guglielmo) lungo la mulattiera, ancora oggi percorribile e lasciamo alle parole di Adso la descrizione della salita al monte:Come ci inerpicavamo per il sentiero scosceso che si snodava intorno al monte, vidi l’abbazia. Non mi stupirono di essa le mura che la cingevano da ogni lato, […], ma la mole di quello che poi appresi essere l’Edificio. […] capace di generare timore nel viaggiatore che vi si avvicinasse a poco a poco. Per scoprire il fascino della Sacra di San Michele…