L'Accademia Albertina, dove la bellezza danza con la morte.
Quali storie possono raccontare gli edifici storici delle nostre città, soprattutto quando ospitano istituzioni che hanno secoli di storia?L’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino è un edificio dove vita e morte si incontrano, ora vi racconteremo perché.
Negli anni Trenta dell’Ottocento il re Carlo Alberto di Savoia regalò all’Accademia il grande palazzo che ancora oggi ospita le sue aule e i suoi laboratori. Tra gli insegnanti di allora non c’erano solo pittori, scultori e incisori, ma anche un giovane medico, Francesco Bertinatti, nato a Ivrea nel 1803.
Studiò a Pisa e a Bologna e nel 1828 venne confermato dottore in medicina e chirurgia presso la Regia Università di Torino. La sua passione era l’anatomia e per questa ragione venne scelto per essere l’insegnante di anatomia artistica dell’Accademia di Belle Arti. Aveva un compito preciso: svelare il corpo umano agli allievi dell’Accademia perché potessero raffigurarlo con perfezione nelle loro opere d’arte.
Per farlo, sezionava cadaveri di fronte a loro. Francesco Bertinatti voleva infatti pubblicare un volume di testi e incisioni anatomiche che l’Accademia Albertina ancora oggi conserva, insieme al manoscritto dei suoi appunti. Il medico Bertinatti era poco più che trentenne e stava dedicando la sua vita a questo progetto, immaginando testi e illustrazioni che sembrano far danzare insieme arte e anatomia, vita e morte.La vita di quel giovane medico si stava però spegnendo. Più continuava i suoi studi, le sue sezioni di cadaveri, più il suo corpo si deteriorava, scalfito dalla febbre e dal sangue che si presentava nella sua bocca a ogni colpo di tosse.
Cosa lo stava uccidendo? Qualcuno lo stava avvelenando? O era la costante vicinanza alla morte ad averlo maledetto?Sì, l’assassino in questo caso fu proprio la morte “in persona”: un taglietto che Francesco Bertinatti si fece col bisturi mentre stava sezionando un cadavere, quando era ancora studente di medicina a Bologna. “Storia di un ulcero al dito complicato da ascesso all’ascella degenerato in fistola del Dottor Francesco Bertinatti”: è questo il titolo del documento che descrive l’infezione. Infezione che porterà con sé fino alla fine della sua breve vita, il 22 gennaio 1840, a 36 anni.
Pochi mesi prima di morire ebbe però la possibilità di vedere pubblicato il suo volume di anatomia per gli allievi dell’Accademia Albertina, con i testi del suo manoscritto e le affascinanti illustrazioni che aveva richiesto.
Documenti straordinari che ancora oggi l’Albertina conserva e che sono mostrati in originale al pubblico durante le visite guidate in esclusiva di “Accademia in Chiaroscuro” nate dalla collaborazione tra l’Accademia Albertina e Somewhere, alla scoperta dei tesori della Biblioteca Storica, delle aule di anatomia e degli altri laboratori artistici, di solito inaccessibili al pubblico. Spazi dove vita e morte sembrano tutt’oggi danzare insieme, sul palco della formazione artistica.